Magnìficat ànima mea Dòminum,et exsultàvit spìritus mèus in Deo salutàri meo,quìa respèxit humilitàtem ancìllae suae.Écce ènim ex hoc beàtam me dìcent omnes generatiònes,quìa fécit mìhi magna, qui pòtens est,et sanctum nòmen èius,et misericòrdia èius a progènies in progènies timèntibus èum.Fécit potèntiam in bràchio suo,dispèrsit supèrbos mènte còrdis sùi;depòsuit potèntes de sede et exaltàvit hùmiles,esuriéntes implèvit bònis et dìvites dimìsit inànes.Suscépit Israel, pùerum suum,recordàtus misericòrdiae suae sicut locùtus est ad patres nostros,Abraham et sèmini èius in saècula.
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Rivista Angelicum
RIVISTA ANGELICUM
Pontificia Università San Tommaso d’Aquino
La rivista ANGELICUM esplicita la sua lunga e nobile tradizione accademica nella ricerca culturale, scientifica e sociale alla luce della dottrina della Chiesa cattolica. Pubblicata dalla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Roma fin dal 1924, offre studi accademici di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Scienze Sociali, ed approfondite recensioni dei prodotti del panorama accademico internazionale nelle principali lingue europee. In particolare promuove una più ampia comprensione della tradizione tomista della Scuola Domenicana, da un punto di vista storico e sistematico in relazione alle questioni del nostro tempo.
La Facoltà di Diritto Canonico della medesima Università, ha assunto l’impegno di redigere il primo numero, monografico, della rivista Angelicum per il 2008, anno in cui si celebra il XXV anniversario della promulgazione del secondo Codice della Chiesa latina.
Gli studi raccolti in questo volume, frutto della ricerca e dell’insegnamento dei Docenti della Facoltà, vogliono essere un contributo concreto alla diffusione di una sana cultura giuridica all’interno della Chiesa. Essi trattano di tutte le varie materie disciplinate nei sette Libri del Codice, ma anche di tematiche storiche o di filosofia del diritto.
Seguendo la massima “Nulla est caritas sine iustitia” il Decano della Facoltà Prof. P. Bruno Esposito, O. P., nella presentazione del volume evidenzia, tra l’altro, come “…san Tommaso non solo è l’unico Dottore della Chiesa materialmente nominato nel vigente Codice di Diritto Canonico latino, che propone la sua dottrina a modello degli studi teologici quando parla della formazione dei chierici ma, il frutto del suo diuturno studio nella ricerca della verità ed il suo amore e comprensione per la Chiesa, in un certo senso, impregnano tutto il testo codiciale”.
Continua evidenziando una questione di scottante attualità: ”…lì dove c’è una società di persone ci saranno sempre relazioni esterne che richiedono di essere disciplinate dall’esterno affinché si creino le condizioni di un pacifico vivere insieme. Anche per il cristiano, cosciente che i rapporti si realizzano tra un io ed un tu, avviene che si presenti il sorgere del mio e del tuo che necessita di essere regolamentato. In tutto questo è incontestabile il primato dell’interiorità, o più esattamente dell’adesione libera e volontaria, quindi morale, ma non viene disconosciuta la funzione preziosa ed insostituibile della disciplina degli atti esterni per il bene della collettività. La vista di ciò che è l’ottimo non deve mai far perdere di vista ciò che è in se stesso bene. Alla perfezione nessuno può essere costretto ed è libera scelta personale, ma rimane un invito pressante per ogni cristiano e, allo stesso tempo, tutti hanno il dovere, nelle relazioni con l’altro, di dargli ciò che gli è dovuto”. Si apre qui la questione di scottante e grande attualità: “…il rapporto tra il diritto e la morale. Conclude dicendo: “…pur rispettando l’autonomia dei due ambiti Tommaso ha ribadito la loro profonda relazione. Se l’oggetto della morale è il bene e l’oggetto del diritto è la giustizia, cioè dare a ciascuno il suo, questo è indubbiamente un bene nelle relazioni intersoggettive, ragione per la quale egli afferma l’esigenza della moralità del diritto: iustum come parte del bonum”.
Scheda Rivista:Per Info:
Titolo:Angelicum Angelicum University Press Editore:Angelicum University Press- Roma Largo Angelicum, 1 00184 Roma Anno pubblicazione:2008 Tel: 06.67.02.441;
Vatican Information Service Giovedi' 20 Novembre 2008 Giovedì, 20 novembre @ 16:00:54 CET di castrovilli (1 letture)
possano monasteri essere SEMPRE PIù oasi vita aSCETICA
CITTA' DEL VATICANO, 20 NOV. 2008 (VIS). Il Papa ha ricevuto oggi i partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (18-20 novembre), nella ricorrenza del centenario di vita ed attività del Dicastero.
Ricordando il tema della Plenaria: “La vita monastica ed il suo significato nella Chiesa e nel mondo di oggi”, il Santo Padre ha affermato che: “I consacrati costituiscono una eletta porzione del Popolo di Dio: sostenerne e custodirne la fedeltà alla divina chiamata, carissimi fratelli e sorelle, è il fondamentale impegno che svolgete secondo modalità ormai ben collaudate grazie all’esperienza accumulata in questi cento anni di attività”.
“Dalle conclusioni dei vostri lavori” - ha proseguito il Pontefice - “incentrato specialmente sulla vita monastica femminile, potranno scaturire indicazioni utili a quanti, monaci e monache, ‘cercano Dio’, realizzando questa loro vocazione per il bene di tutta la Chiesa”. In proposito il Papa ha ricordato che nel settembre scorso, in occasione del Discorso al mondo della cultura, a Parigi, aveva voluto evidenziare “l’esemplarità della vita monastica nella storia, sottolineando come il suo scopo sia semplice ed insieme essenziale: ‘quaerere Deum’, cercare Dio e cercarlo attraverso Gesù Cristo che lo ha rivelato, cercarlo fissando lo sguardo sulle realtà invisibili che sono eterne, nell’attesa della manifestazione gloriosa del Salvatore”.
“Quando i monaci vivono il Vangelo in modo radicale, quando coloro che sono dediti alla vita integralmente contemplativa coltivano in profondità l’unione sponsale con Cristo, (....) il monachesimo può costituire per tutte le forme di vita religiosa e di consacrazione una memoria di ciò che è essenziale e ha il primato in ogni vita battesimale: cercare Cristo e nulla anteporre al suo amore”.
“La via additata da Dio per questa ricerca” - ha ribadito il Papa - “e per questo amore è la sua stessa Parola, che nei libri delle Sacra Scritture si offre con dovizia alla riflessione degli uomini”.
Nel corso della recente Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, i partecipanti, ha ricordato Benedetto XVI, “rinnovando l’appello a tutti i cristiani a radicare la loro esistenza nell’ascolto della Parola di Dio contenuta nelle Sacra Scritture, ha invitato specialmente le comunità religiose e ogni uomo e donna consacrata a fare della Parola di Dio il cibo quotidiano, in particolare attraverso la pratica della ‘lectio divina’”.
Il Santo Padre ha concluso il suo discorso auspicando: “Possano i monasteri essere sempre più oasi di vita ascetica dove si avverte il fascino dell’unione sponsale con Cristo e dove la scelta dell’Assoluto di Dio è avvolta da un costante clima di silenzio e di contemplazione”.
Vatican Information Service Mercoledi' 19 Novembre 2008 Mercoledì, 19 novembre @ 15:48:49 CET di castrovilli (1 letture)
PAOLO: GIUSTIFICATI DALL'AMORE DI CRISTO
CITTA' DEL VATICANO, 19 NOV. 2008 (VIS). Nel corso dell'Udienza Generale di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI, proseguendo le catechesi paoline, si è soffermato sulla "questione della giustificazione". "Come diventa giusto l'uomo agli occhi di Dio?", tema che occupa un posto centrale nelle Lettere dell'Apostolo Paolo.
"Quando Paolo incontrò il Risorto sulla strada di Damasco" - ha detto il Papa - "era un uomo realizzato: irreprensibile quanto alla giustizia derivante dalla Legge. (...) L'illuminazione di Damasco gli cambiò radicalmente l'esistenza: cominciò a considerare tutti i meriti, acquisiti in una carriera religiosa integerrima, come 'spazzatura' di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo".
"'La Lettera ai Filippesi' ci offre una toccante testimonianza del passaggio di Paolo da una giustizia fondata sulla Legge e acquisita con l'osservanza delle opere prescritte, ad una giustizia basata sulla fede in Cristo. (...) É proprio per questa personale esperienza del rapporto con Gesù Cristo che Paolo colloca ormai al centro del suo Vangelo un'irriducibile opposizione tra due percorsi alternatavi verso la giustizia, uno costruito sulle opere della Legge, l'altro fondato sulla grazia della fede in Cristo".
Così nella Lettera ai Galati e ai cristiani di Roma ribadisce che: 'Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. E aggiunge 'noi riteniamo, infatti che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge'".
"Lutero" - ha detto il Papa - "a questo punto tradusse 'giustificato per la sola fede'. Ritornerò su questo punto alla fine della catechesi. Prima dobbiamo chiarire che cosa è questa 'Legge' dalla quale siamo liberati e che cosa sono quelle 'opere della Legge' che non giustificano. Già nella comunità di Corinto esisteva l'opinione che sarebbe poi ritornata sistematicamente nella storia" che "consisteva nel ritenere che si trattasse della legge morale e che la libertà cristiana consistesse quindi nella liberazione dall'etica. Così a Corinto circolava la parola 'tutto mi è lecito'. E' ovvio che questa interpretazione è sbagliata. La libertà cristiana non è libertinismo, la liberazione della quale parla San Paolo non è liberazione dal fare il bene". "Per San Paolo, come per tutti i suoi contemporanei, la parola Legge significava la Torah nella sua totalità, cioè i cinque Libri di Mosé. Questa Torah implicava (...) un complesso di comportamenti che va dal nucleo etico fino alle osservazioni rituali e cultuali, che determinavano sostanzialmente l'identità dell'uomo giusto. Particolarmente la circoncisione, le osservanze circa il cibo puro (...). Tutte queste osservanze che esprimono una identità sociale, culturale e religiosa erano divenute singolarmente importanti al tempo della cultura ellenistica (....). Questa cultura politeistica apparentemente tollerante, (...) sostituiva una pressione forte verso l'uniformità culturale e minacciava così l'identità di Israele, che era politicamente costretto ad entrare in questa identità comune della cultura ellenistica con conseguente perdita della propria identità, perdita (...) della preziosa eredità della fede dei Padri, della fede nell'unico Dio e nelle promesse di Dio".
"Contro questa pressione culturale (...) era necessario creare un muro di distinzione, uno scudo di difesa a protezione della preziosa eredità della fede; tale muro consisteva proprio nelle osservanze e prescrizioni giudaiche. Paolo, (...) al momento del suo incontro col Risorto capì che (...) Cristo, il Dio di Israele, l'unico vero Dio, diventava il Dio di tutti i popoli. Il muro (...) fra Israele e i pagani non era più necessario. E' Cristo che ci protegge contro il politeismo e tutte le sue deviazioni; (...) è Cristo che garantisce la nostra vera identità nella diversità delle culture. (...) La nostra identità comune nella diversità delle culture è Cristo ed è Lui che ci fa giusti".
"Essere giusto vuol semplicemente dire essere con Cristo e in Cristo. E questo basta. Non sono più necessarie altre osservanze. (...) Perciò l'espressione 'sola fide' di Lutero è vera, se non si oppone la fede alla carità, all'amore. La fede è guardare Cristo, affidarsi a Cristo (...) conformarsi a Cristo, alla sua vita. E la forma, la vita di Cristo è l'amore; quindi credere è conformarsi a Cristo ed entrare nel suo amore. (...) Diventiamo giusti entrando in comunione con Cristo che è l'amore. (...) e così la giustizia si decide nella carità".
"Alla fine possiamo solo pregare il Signore" - ha concluso il Papa - "che ci aiuti a credere. Credere realmente; credere diventa così vita, unità con Cristo, trasformazione della nostra vita. E così, trasformati dal suo amore, dall'amore di Dio e del prossimo, possiamo essere realmente giusti agli occhi di Dio". AG/PAOLO:GIUSTIFICAZIONE/... VIS 081119 (630)